La magia della musica a Sant’Agata. Il Maestro: «Questo è un luogo del mondo»
di Claudio Rinaldi | 14 settembre 206
La musica che risuona nel giardino di Villa Verdi è una magia, un incanto. Il «Notturno», una serata unica. Una fortuna per il centinaio di persone, tra autorità e giornalisti, ammessi nella tenuta di Villanova d’Arda. Una grande emozione per Riccardo Muti, che ha pensato, ideato e realizzato questo poetico e toccante omaggio al genio di Giuseppe Verdi.
Il Maestro, al pianoforte, accompagna le voci di «alcuni splendidi artisti che hanno voluto seguirmi per portare la musica in questo luogo, dove la musica ha regnato per decenni e decenni». In prima fila, tre ministri – Alessandro Giuli (Cultura), Gianmarco Mazzi (Turismo) e Tommaso Foti (Affari europei) -; un bel segnale per il futuro di Villa Verdi. Che, lo ha detto chiaro e tondo il Maestro, «non è di Villanova né di Busseto, non è di Parma né di Piacenza e neanche dell’Italia. È un luogo del mondo».
Muti saluta e ringrazia con grande calore i ministri, ripete più volte, nel breve discorso introduttivo, di apprezzare la loro presenza alla serata: un evento che ha voluto intimo ma augurandosi, al tempo stesso, che servisse come un urlo nel silenzio, perché questa casa dove Verdi ha composto la maggior parte dei suoi capolavori venga sistemata al più presto e fatta vivere, aprendola al pubblico. Al mondo, appunto.
Come da richiesta del Maestro, luci soffuse, un piccolo palcoscenico, un pianoforte (Fazioli), un abat-jour. Solo uno sfalcio dell’erba, per poter sistemare le seggiole per il pubblico: null’altro è stato toccato a Villa Verdi.
Poche parole prima di sedersi al pianoforte: per ringraziare i cantanti – il basso Michele Pertusi (anzi, «il» basso, come sottolinea Muti presentandolo), il baritono Luca Salsi, il tenore Giovanni Sala, il soprano Damiana Mizzi, il mezzosoprano Mara Gaudenzi – e la flautista Bianca Fiorito e per smorzare i toni polemici usati poche ore prima durante la conferenza stampa al Teatro Verdi di Busseto: «Ho appreso solo adesso che i lavori di strutturazione sono già cominciati», ammette. Poi chiede un applauso per i tre ministri, ma subito precisa: «Io non faccio politica dal podio. Mai. Il podio serve solo per l’arte».
Cita D’Annunzio per come, con pochi versi («Diede una voce alle speranze e ai lutti. / Pianse ed amò per tutti») «ha saputo sintetizzare cosa è stato e cosa è tutt’ora Verdi per noi». Spiega il Maestro: «Tutti noi, non solo gli italiani, avremo sempre bisogno di Verdi, così come di Mozart: due musicisti fondamentali per la società perché nelle loro opere non hanno parlato del superuomo, o delle fantasie, ma hanno parlato a tutti noi dell’uomo e della donna, dei nostri problemi, delle angosce, degli amori, dei drammi».
Verdi è legato «in modo indissolubile» alla sua terra: «L’ho sempre saputo e ne ho avuto una prova tangibile venendo qui. La terra qui intorno ci racconta il Verdi contadino; la meticolosità con cui curava la sua terra, alzandosi alle cinque per controllare i contadini, e che dedicava con amore ai fiori, agli alberi, ai frutti è la stessa meticolosità con cui scriveva le sue partiture».
Un’ora di musica: dal «Nabucco», Tu sul labbro (con Michele Pertusi) e Oh, dischiuso è il firmamento (con Mara Gaudenzi); dal «Rigoletto», Caro nome (con Damiana Mizzi); dal «Trovatore», il duetto Ai nostri monti (con Giovanni Sala e Mara Gaudenzi); dal «Macbeth», Pietà, rispetto, onore (con Luca Salsi); dal «Falstaff», Dal labbro il canto (con Giovanni Sala). Infine, una rarità: il giovanile Notturno per tre voci con flauto e pianoforte (con Mizzi, Sala e Pertusi).
Finale a sorpresa: luci spente, da una finestra socchiusa al primo piano di Villa Verdi viene diffuso il Lacrimosa, nella registrazione della «Messa da Requiem».
Applausi. Al Maestro e alla sua idea di un romantico e suggestivo omaggio al mito, al più virtuoso esempio di sempre di italianità.
Claudio Rinaldi, Gazzetta di Parma, 14 settembre 2026
Foto di Silvia Lelli

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