«Fate in modo che nessuno di loro vada perduto». È uno dei passaggi più intensi della serata di oggi, 4 marzo, che il Maestro Riccardo Muti ha trascorso al Teatro Coccia, dove ha diretto l’orchestra degli studenti, 70 in tutto, del conservatorio Guido Cantelli di Novara in una lezione-concerto dedicata alla sinfonia L’Incompiuta di Schubert. Un invito rivolto al pubblico e, in particolare, ai rappresentanti delle istituzioni presenti: non disperdere il talento dei giovani musicisti.

Un momento musicale di altissimo livello che è stato anche l’inaugurazione ufficiale dell’anno accademico del conservatorio, nel trentesimo anniversario della sua autonomia dall’istituto di Alessandria. Ma la serata si è trasformata presto in qualcosa di più di un evento celebrativo: una vera e propria lezione di musica, cultura e responsabilità civile.

Per quasi due ore Muti si è mosso con naturalezza tra il podio e il proscenio, alternando spiegazioni tecniche, riflessioni sul mestiere del musicista e improvvise battute che hanno strappato continui sorrisi alla platea. Professionalità, competenza, garbo – e insieme un’ironia affilata e contagiosa, accompagnata da quell’inconfondibile accento napoletano – hanno reso il Maestro un autentico mattatore della serata: 84 anni compiuti, un’energia lucida, una presenza scenica capace di catturare l’attenzione con l’autorevolezza del grande interprete e la leggerezza di chi sa parlare ai giovani.

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Il momento istituzionale è arrivato nel finale. L’assessora regionale alla Cultura Marina Chiarelli ha consegnato al maestro una targa della Regione Piemonte. Subito dopo il sindaco Alessandro Canelli gli ha conferito la cittadinanza onoraria di Novara, ricordando il legame storico con la città e il valore del suo rigore professionale.

Un legame che affonda le radici nel 1967, quando proprio a Novara il giovane Muti vinse il Premio Cantelli, uno dei riconoscimenti più prestigiosi per direttori d’orchestra emergenti.

«Guardando il pubblico – ha raccontato emozionato – vedo ancora a metà platea seduti i miei genitori, i miei fratelli e Cristina che poi sarebbe diventata mia moglie».

Infine il ringraziamento alla città: «Sono grato a Novara e sono fiero di essere vostro concittadino».

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di Cecilia Colli, La Voce di Novara, 4 marzo 2026

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