{"id":8353,"date":"2018-12-03T18:48:39","date_gmt":"2018-12-03T17:48:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.riccardomuti.com\/?p=8353"},"modified":"2021-06-01T08:40:58","modified_gmt":"2021-06-01T06:40:58","slug":"press-review-cosi-fan-tutte-naples-2018","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.riccardomuti.com\/en\/2018\/12\/03\/press-review-cosi-fan-tutte-naples-2018\/","title":{"rendered":"Press review &#8220;Cos\u00ec fan tutte&#8221;, Naples 2018"},"content":{"rendered":"<div class=\"fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 hundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling\" style=\"--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-overflow:visible;--awb-flex-wrap:wrap;\" ><div class=\"fusion-builder-row fusion-row\"><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_2 1_2 fusion-one-half fusion-column-first\" style=\"--awb-bg-size:cover;width:48%; margin-right: 4%;\"><div class=\"fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy\"><div class=\"fusion-sep-clear\"><\/div><div class=\"fusion-separator fusion-full-width-sep\" style=\"margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:15px;width:100%;\"><\/div><div class=\"fusion-sep-clear\"><\/div><div class=\"fusion-video fusion-vimeo\" style=\"--awb-max-width:600px;--awb-max-height:350px;\"><div class=\"video-shortcode\"><div class=\"fluid-width-video-wrapper\" style=\"padding-top:58.33%;\" ><iframe title=\"Vimeo video player 1\" src=\"https:\/\/player.vimeo.com\/video\/304192379?autoplay=0&amp;autopause=0\" width=\"600\" height=\"350\" allowfullscreen allow=\"autoplay; fullscreen\"><\/iframe><\/div><\/div><\/div><div class=\"fusion-clearfix\"><\/div><\/div><\/div><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_1_2 1_2 fusion-one-half fusion-column-last\" style=\"--awb-bg-size:cover;width:48%;\"><div class=\"fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy\"><div class=\"fusion-text fusion-text-1\"><p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-8346\" src=\"https:\/\/www.riccardomuti.com\/wp-content\/uploads\/\/WhatsApp-Image-2018-12-03-at-18.17.09-1024x681.jpeg\" alt=\"\" width=\"393\" height=\"261\" srcset=\"https:\/\/www.riccardomuti.com\/wp-content\/uploads\/WhatsApp-Image-2018-12-03-at-18.17.09-200x133.jpeg 200w, https:\/\/www.riccardomuti.com\/wp-content\/uploads\/WhatsApp-Image-2018-12-03-at-18.17.09-300x200.jpeg 300w, https:\/\/www.riccardomuti.com\/wp-content\/uploads\/WhatsApp-Image-2018-12-03-at-18.17.09-400x266.jpeg 400w, https:\/\/www.riccardomuti.com\/wp-content\/uploads\/WhatsApp-Image-2018-12-03-at-18.17.09-600x399.jpeg 600w, https:\/\/www.riccardomuti.com\/wp-content\/uploads\/WhatsApp-Image-2018-12-03-at-18.17.09-768x511.jpeg 768w, https:\/\/www.riccardomuti.com\/wp-content\/uploads\/WhatsApp-Image-2018-12-03-at-18.17.09-800x532.jpeg 800w, https:\/\/www.riccardomuti.com\/wp-content\/uploads\/WhatsApp-Image-2018-12-03-at-18.17.09.jpeg 1024w\" sizes=\"(max-width: 393px) 100vw, 393px\" \/><br \/>\n&#8220;MAESTRO MUTI, COME BACK!&#8221;<\/p>\n<\/div><div class=\"fusion-clearfix\"><\/div><\/div><\/div><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last\" style=\"--awb-bg-size:cover;\"><div class=\"fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy\"><div class=\"fusion-sep-clear\"><\/div><div class=\"fusion-separator fusion-full-width-sep\" style=\"margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:15px;width:100%;\"><\/div><div class=\"fusion-sep-clear\"><\/div><div class=\"fusion-text fusion-text-2\"><h2>Articles in the original language:<\/h2>\n<\/div><div class=\"fusion-clearfix\"><\/div><\/div><\/div><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-3 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-column-no-min-height\" style=\"--awb-bg-size:cover;--awb-margin-bottom:0px;\"><div class=\"fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy\"><div class=\"fusion-text fusion-text-3\"><h3>&#8220;Muti: Che bello tornare al San Carlo con il mio Mozart&#8221;<\/h3>\n<p>Riccardo Muti apre la stagione del San Carlo di Napoli dirigendo <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> e l&#8217;occasione \u00e8 rilevante per almeno tre motivi. Primo perch\u00e9 Muti, quando affronta questo capolavoro mozartiano, ne d\u00e0 una lettura insuperabile, limpida e profonda. Secondo perch\u00e9 da pi\u00f9 di un trentennio Muti non sale sul podio di un&#8217;opera nella sua citt\u00e0 natale. Terzo perch\u00e9 oggi \u00e8 rarissimo che il direttore italiano pi\u00f9 famoso del pianeta, ormai impegnato per gran parte dell&#8217;anno negli Usa con la &#8220;sua&#8221; Chicago Symphony, proponga un titolo di lirica in Italia.<br \/>\nUn&#8217;altra ragione di curiosit\u00e0 sta nell&#8217;allestimento firmato da sua figlia Chiara, regista sensibile e musicalissima, cresciuta nella lezione di Strehler. Coprodotto dall&#8217;Opera di Vienna, il nuovo <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> va in scena oggi nel massimo teatro partenopeo.<\/p>\n<p><strong> Maestro Muti, questo debutto stimola il suo orgoglio di appartenenza alla citt\u00e0? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abSono molto legato a Napoli, dove ho vissuto e studiato da ragazzo. \u00c8 uno scrigno di tesori malgrado le sue ferite e ha ancora un immenso potenziale artistico e umano. Conserva le fattezze di una grande capitale e non esiste un teatro pi\u00f9 bello del San Carlo. Sono fiero di essere un uomo del sud e rivendico le mie radici musicali italiane. Dall&#8217;Austria all&#8217;Inghilterra mi hanno riempito di riconoscimenti, ma io mi sono formato al cento per cento in Italia e tutte le onorificenze le ho ricevute dopo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Mozart, con Verdi, \u00e8 il compositore cui si \u00e8 dedicato di pi\u00f9. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon smetto mai di scoprirlo. Anche ora, tornando su <em>Cosi fan tutte<\/em>, trovo rivelazioni sulla partitura e sul rapporto strettissimo della musica col testo di Da Ponte, ricco di sottigliezze, sfumature, doppi sensi e allusioni erotiche. L&#8217;interprete deve tenere conto di ci\u00f2 che la frase nasconde: c&#8217;\u00e8 una verit\u00e0 dell&#8217;opera negata a chi non domina l&#8217;italiano, lingua che Mozart possedeva\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Lei svel\u00f2 questo aspetto quando ebbe l&#8217;occasione di dirigerla per la prima volta&#8230; <\/strong><\/p>\n<p>\u00abDiressi il mio primo <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> nell&#8217;82 a Salisburgo su invito di Karajan, e fu un successo internazionale che diede un vigoroso impulso alla mia carriera. Credo che l&#8217;aspetto di novit\u00e0 della mia lettura stesse nell&#8217;aver unito alla tradizione mitteleuropea una prospettiva consapevole degli influssi che ebbe su Mozart la scuola settecentesca italiana e soprattutto napoletana. Uno sguardo nutrito dal genio di Lorenzo Da Ponte: voglio dire che nell&#8217;opera c&#8217;\u00e8 una mobilit\u00e0 continua e vitalissima tra musica e parole, e che l&#8217;esecuzione deve tenerne conto. Questo pu\u00f2 darle uno scatto e dei contrasti che forse mancano a interpretazioni di esclusivo stampo austro-germanico\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ma c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 da ridere o da piangere in <em>Cosi fan tutte<\/em>? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abCon la sua storia di due coppie che si scambiano i partner dentro una partita di travestimenti che porter\u00e0 alla luce la loro capacit\u00e0 di mentire e tradire, l&#8217;opera ha un&#8217;essenza tristissima nonostante le sue varie situazioni comiche o buffe. Si ride, certo, ma stando in bilico su un abisso di malinconia\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quando si smascherano i rapporti spingendoli verso la totale verit\u00e0, come accade nel film <em>Perfetti sconosciuti<\/em>, emergono le bugie pi\u00f9 dolorose. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abL&#8217;opera vuol suggerirci questo. \u00c8 la pi\u00f9 enigmatica fra le tre che costituiscono la trilogia Mozart-Da Ponte, che io ho diretto pi\u00f9 volte e con regie diverse da Salisburgo alla Scala e a Vienna. Le <em>Nozze di Figaro<\/em> \u00e8 la pi\u00f9 solida teatralmente. <em>Don Giovanni<\/em> \u00e8 la pi\u00f9 drammatica e infernale, intrisa dall&#8217;odore dello zolfo. <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> \u00e8 un universo misterioso e colmo di ambivalenze proiettato verso una fine disincantata e cinica\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Nell&#8217;ottica di Mozart le donne sono geneticamente inaffidabili? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u00abNon solo loro! L&#8217;opera potrebbe chiamarsi &#8220;Cos\u00ec fan tutti&#8221; e non a caso il sottotitolo \u00e8 &#8220;La scuola degli amanti&#8221;. \u00c8 stata vista come misogina, ma basta conoscerla bene per capire che la sua amarezza riguarda i rapporti umani in assoluto, a prescindere dai generi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Leonetta Bentivoglio, <em>la Repubblica<\/em>, 25 novembre 2018<\/p>\n<hr \/>\n<h3>&#8220;Il Mozart fatato di Muti&#8221;<\/h3>\n<p>Nel segno di Mozart, il San Carlo ha aperto ieri la stagione con il colpaccio di riportare Riccardo Muti per un&#8217;opera nella sua citt\u00e0, 34 anni dopo il <em>Macbeth<\/em>. I biglietti volano fino a 1.200 euro, un record, festeggiato al termine da lo minuti di applausi. E al teatro di Napoli, davanti a Casellati, presidente del Senato, e ai ministri Tria e Costa, Napoli (l&#8217;azione si finge l\u00ec) non c&#8217;\u00e8, se non in un&#8217;idea, come metafora di umori. Tutto \u00e8 astratto nella regia di Chiara Muti, che riserva pi\u00f9 di una sorpresa sotto gli occhi di suo padre: Guglielmo e Ferrando si sfidano in una partita di pallacorda, incrociando le racchette nel gioco della vita, sul tema della fedelt\u00e0.<br \/>\n\u00c8 un <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> attraversato da un velo di malinconia che copre l&#8217;amarezza dei rapporti umani: \u00e8 l&#8217;elemento che connota (assieme alla trasparenza timbrica esaltata in Soave sia il vento, il momento pi\u00f9 celebre), la direzione di Muti, il suo leit-motiv. \u00c8 l&#8217;opera del perdersi e ritrovarsi (si paleser\u00e0 anche un labirinto). Ma niente sar\u00e0 come prima, si fa capire nel finale, durante lo smascheramento, mentre le coppie si ricompongono, e non mancano le tensioni fra loro.<br \/>\nCome quattro anni fa a Roma, Muti alla regia ha voluto sua figlia Chiara, cresciuta alla scuola di Strehler. Il mare \u00e8 increspato, visto in lontananza, giocato con le luci; le due giovani donne sono distese in letti a forma di barca: \u00e8 un mondo, appunto, strehleriano. \u00abUno spazio come luogo della mente\u00bb, dove trovi specchi che sono una riflessione della propria immagine e pensiero.<br \/>\nDon Alfonso, il filosofo del sestetto, muove le sue pedine come cavie, d\u00e0 una \u00absporcatura\u00bb a quelle giovani vite accelerando l&#8217;addio alle utopie amorose, \u00absveglia in loro la crudezza della maturit\u00e0, non \u00e8 altro che accettare le imperfezioni della vita\u00bb, come dice Chiara. La mascherata della festa per sedurre le ragazze avviene in un giardino incantato, cervi e caproni, a mo` di <em>Sogno di una notte di mezza estate<\/em>, mentre Despina scende da una mongolfiera. Se lo spazio maschile di Guglielmo e Ferrando \u00e8 in una sfida atletica, Dorabella e Fiordiligi appaiono in un mondo fatato, attraversando gli ultimi momenti della purezza. La narrazione \u00e8 avvolta in una grazia umbratile. \u00abE un testo metafisico sulla questione profonda dell&#8217;Io in rapporto all&#8217;altro, mi sono concentrata sul contenuto filosofico dello scambio di coppia\u00bb, dice la regista.<br \/>\nNapoli viene chiamata in causa una sola volta nel testo, in una delle tante allusioni erotiche, quando una delle due dame dice di sentire un Vesuvio nel petto. \u00abLeggenda vuole\u00bb, racconta il direttore, \u00abche la vicenda sia veramente avvenuta a Vienna, nel distretto di Neustadt, ovvero citt\u00e0 nuova. Non potendo ambientarla l\u00ec, si dice Napoli, Neapolis che in greco antico vuol dire nuova citt\u00e0. Sarebbe stata usata come riferimento occulto a quel distretto viennese, il che \u00e8 un altro gioco infernale di Lorenzo Da Ponte: se non \u00e8 vero, \u00e8 verosimile\u00bb.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 poi una evocazione della Sesta napoletana: \u00ab\u00c8 una forma armonica che d\u00e0 il colore della nostalgia e richiama la mediterraneit\u00e0\u00bb. Napoli \u00e8 nel mare e in certi movimenti sensuali della musica, negli istinti che non si riescono a placare.<br \/>\nE i personaggi si accompagnano a mimi con lanterne magiche, indossano costumi di epoche diverse, a sottolineare che \u00abquesta storia vale per ogni tempo\u00bb. Don Alfonso \u00e8 l&#8217;unico immerso nel &#8216;700. Le coppie si ricompongono, il doversi sposare ha un sapore di mestizia: \u00abDevono amare qualcuno che forse non amano pi\u00f9\u00bb. Qui c`\u00e8 una nota autobiografica di Mozart, che amava (non riamato) Aloysia Weber e poi spos\u00f2 sua sorella Costanza. \u00abConvien armarvi, figlie mie, di costanza\u00bb, \u00e8 l&#8217;esortazione di Don Alfonso alle due fanciulle. \u00c8 un`opera basata sulla tenuta della fedelt\u00e0, la costanza, che \u00e8 anche il nome della moglie di Mozart. Un testo pieno di trabocchetti. Nel visionare la copia del manoscritto, Riccardo e Chiara hanno visto che l\u00e0 dove c&#8217;\u00e8 scritto la sua costanza comincia a vacillar, Mozart cancella la parola \u00absua\u00bb e la cambia in \u00abmia\u00bb. Inganni, ma senza misoginia. Perch\u00e9 cos\u00ec fan tutti, donne e uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Valerio Cappelli, <em>Il Corriere della Sera<\/em>, 26 novembre 2018<\/p>\n<hr \/>\n<h3>&#8220;Muti seduce Napoli con l&#8217;eros di Mozart&#8221;<\/h3>\n<p>Riccardo Muti \u00e8 tornato a Napoli. Dopo 34 anni di assenza dalla sua citt\u00e0 il Maestro ha inaugurato ieri sera la stagione operistica del Teatro San Carlo con <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> di Mozart. Un evento cui hanno assistito anche il presidente del Senato Casellati, i ministri Tria e Costa, il sindaco De Magistris, il presidente della Campania De Luca. Lo spettacolo \u00e8 un nuovo allestimento della Fondazione napoletana in coproduzione con la Wiener Staatsoper che ospiter\u00e0 il capolavoro mozartiano nel 2020. La regia \u00e8 di Chiara Muti, alla sua terza collaborazione con il padre, dopo <em>Sancta Susanna<\/em> di Hindemith e <em>Manon Leascaut<\/em> di Puccini; Leila Fteita firma le scene e Alessandro Lai i costumi.<br \/>\nDelle tre opere italiane su testi di Da Ponte, <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em>, scritta nel 1790 ed ispirata ad un fatto di cronaca mondana, \u00e8 la pi\u00f9 ambigua e sfuggente, titolo che il Maestro incontra per la quinta volta. La lunga frequentazione di Muti con Mozart e con la grande scuola napoletana del Settecento gli hanno fornito le chiavi per un grande e puntiglioso scavo interpretativo e allo stesso tempo ne ha maturato un approccio disincantato e malinconico. Per risolvere un&#8217;opera come <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> ci vuole, tra l&#8217;altro, una cura assoluta nella recitazione. In questo Muti \u00e8 stato esemplare nel lavoro di preparazione dei cantanti, che hanno restituito in tutte le sue sfumature ed ambiguit\u00e0 il testo di Da Ponte.<\/p>\n<p>GIOCO SOTTILE<br \/>\nLa vicenda dei due ufficiali napoletani che si travestono da nobili albanesi per mettere alla prova la fedelt\u00e0 delle rispettive ragazze e conquistano l&#8217;uno la fidanzata dell&#8217;altro non \u00e8 solo una farsa. La musica di Mozart propone un gioco sottilissimo tra menzogna e verit\u00e0 e rappresenta una condizione perenne dell&#8217;esistenza umana: scoprire il volto dietro la maschera, la verit\u00e0 dei sentimenti dietro l&#8217;esteriorit\u00e0 dei comportamenti. Nella lettura registica di Chiara Muti l&#8217;illusione \u00e8 pi\u00f9 reale della realt\u00e0 stessa e la scena immaginata nello spettacolo \u00e8 come una Lanterna Magica, fatta di specchi. \u00c8 come uno spazio della mente, nel quale aria e acqua si riflettono in segno di eterno movimento. La regista si \u00e8 ispirata come scenografia al tableau <em>Le serment du jeu de paume<\/em> di Jacques-Louis David, mentre ha immaginato i due personaggi femminili a ripercorrere, senza saperlo, i miti delle favole che da bambine affollavano i sogni della loro infanzia. Questo capolavoro ha fatto pi\u00f9 fatica e ha impiegato molto pi\u00f9 tempo degli altri titoli mozartiani ad essere compreso, proprio perch\u00e9 il suo messaggio non \u00e8 tanto una dissacrazione dell&#8217;animo femminile, bens\u00ec il disincantato riconoscimento delle debolezze umane e del rimescolamento dei ruoli tra le persone attraverso l&#8217;eros. La partenza di Ferrando e Guglielmo, fingendo il loro arruolamento come soldati, \u00e8 l&#8217;inizio di un viaggio che porter\u00e0 alla disillusione. Accettando la sfida del loro amico, il vecchio filosofo Don Alfonso, a giocare con i sentimenti, alla fine i due amici nei loro corteggiamenti sono paradossalmente pi\u00f9 convincenti di quelli originali, ma allo stesso tempo avvertono una sorta di malinconia, perch\u00e9 costretti ad abbandonare l&#8217;amore riscoperto per rimanere fedeli a quello promesso. Vero e proprio &#8220;motore&#8221; della vicenda, Don Alfonso non vuole seminare devastazione morale, ma semplicemente aprire gli occhi a due giovani che credono ciecamente alla fedelt\u00e0 delle donne e riportare la loro visione dell&#8217;amore ad un pi\u00f9 maturo realismo.<br \/>\nNelle sue opere &#8220;italiane&#8221;, e quindi anche nel <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em>, Mozart compie una vera e propria rivoluzione nel teatro musicale. Lo trasforma da brillante gioco di palcoscenico ad un autentico specchio della vita. I suoi personaggi non sono pi\u00f9 tipi, ma uomini in carne ed ossa, che agiscono attraverso una perfetta coincidenza tra la forma del discorso musicale e la scioltezza dell&#8217;azione drammatica.<\/p>\n<p>CASO UNICO<br \/>\n<em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> rappresenta un caso unico nel teatro di Mozart. La partitura \u00e8 ricca di diversi tratti stilistici: talvolta fa il verso all&#8217;opera seria con arie di vocalit\u00e0 impervia (\u00abCome scoglio immoto resta\u00bb) oppure con stereotipi dell&#8217;opera buffa, fatti di palpiti, smanie e sospiri. Arriva a lasciare di stucco lo spettatore utilizzando il sublime in chiave umoristica, come nel quintetto<br \/>\n\u00abDi scrivermi ogni giorno\u00bb: le due sorelle salutano i fidanzati in partenza e contemporaneamente Don Alfonso canta \u00abIo crepo se non rido\u00bb.<br \/>\nL&#8217;approccio musicale \u00e8 di profonda fedelt\u00e0 al testo. Riccardo Muti debuttava fan tutte nella citt\u00e0 che l&#8217;ha formato e che ha avuto un ruolo fondamentale nella germinazione del linguaggio mozartiano, come lo stesso direttore ha dimostrato nel suo progetto al\u00a0Festival\u00a0di Pentecoste di Salisburgo. Muti ha risolto da par suo le tante gemme della partitura. Su tutti il sublime terzetto &#8220;Soave sia il vento&#8221;, con quei commoventi disegni orchestrali messi in primo piano quando serviva e il vertiginoso finale del Primo atto, sempre in sintonia con l&#8217;orchestra e i cantanti. Buono il cast: Maria Bengtsson (Fiordiligi), Paola Gardina (Dorabella), Alessio Arduini (Guglielmo), Pavel Kolgatin (Ferrando). Despina era interpretata da Emmanuelle de Negri, Don Alfonso da Marco Filippo Romano. Sono previste quattro repliche, fino al 2 dicembre.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Luca Della Libera, <em>Il Messaggero<\/em>, 26 novembre 2018<\/p>\n<hr \/>\n<h3>&#8220;Riccardo Muti dirige un Mozart da tramandare&#8221;<\/h3>\n<p>Riccardo Muti torna al San Carlo di Napoli dopo 34 anni con un memorabile <em>Cos\u00ec Fan Tutte<\/em> di Mozart per l&#8217;apertura della stagione d&#8217;Opera e danza 2018-19. Allestimento metafisico e antichi splendori musicali a braccetto che \u00e8 una meraviglia. Al termine 10 minuti d&#8217;applausi e (vana) richiesta di bis, nonostante un pubblico provato da un&#8217;opera che dura quanto <em>L&#8217;anello del Nibelungo<\/em>. Che dire: sublimi l&#8217;allestimento molto partenopeo e molto pastello di Leila Fteita, i costumi illuminati di Alessandro Lai e la direzione musicale di Muti con dinamiche addomesticate per meglio assecondare i cantanti. Un tocco lieve (tipico del maestro napoletano) che avr\u00e0 dato qualche problema alle ultime file, ma questo &#8211; signori \u00e8 il timbro di Mozart. Per il resto la vellutata acustica del San Carlo, neanche uno squillo di smartphone e il consueto contrappunto dei tossitori per noia, molesti protagonisti che neanche la grande orchestra del Novecento riuscirebbe a silenziare.<br \/>\nLa cronaca della serata vede una calata di ministri, minisindaci e principi locali. Tutti, o quasi, sui palchetti. Nel mazzo non faticano a spiccare i ministri Tria e Costa, la presidente del Senato Alberti Casellati e il sindaco de Magistris. E poi Bruno Vespa, il direttore del Tg2 Sangiuliano e l&#8217;appassionato Bernardini di Tv Talk. Il primo atto va via liscio. Ma \u00e8 all&#8217;intervallo, dopo quasi due ore di musica, che la serata prende corpo. Del resto la voglia di socializzare \u00e8 tanta, la serata \u00e8 mondanissima e c&#8217;\u00e8 anche la tv. E cos\u00ec la ricreazione tra un selfie e un bab\u00e0 dura la bellezza (si fa per dire) di 35 minuti. Si ricomincia a fatica. C&#8217;\u00e8 il celebre brindisi: Fiordiligi, Dorabella e Ferrando intonano un canone su un tema affettuoso e l&#8217;atmosfera si fa incantata. Altra ora e mezza di grande musica e infine tutti in piedi ad applaudire il maestro, la figlia Chiara, la svedese Maria Bengtsson (Fiordiligi), Paola Gardina (Dorabella), Alessio Arduini (Guglielmo), il russo Pavel Kolgatin (Fernando), Emmanuelle de Negri (Despina) e Marco Filippo Romano (Don Alfonso).<br \/>\nCome si sa, il celebre dramma giocoso in due atti di Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte si svolge a Napoli. La scelta stilistica della regista \u00e8 stata quella di dipingere una citt\u00e0 incantata senza collocare l&#8217;azione in epoca precisa. Come quattro anni fa a Roma, Muti alla regia ha voluto la figlia Chiara, cresciuta alla scuola di Strehler, e si vede. I suoi spazi sono luoghi della mente, dove gli specchi riflettono immagine e pensiero. Quattro le repliche fino al 2 dicembre. Dicevamo dell&#8217;assenza di Riccardo Muti da Napoli. Sono trascorsi 34 anni dal dicembre 1984 quando diresse il <em>Macbeth<\/em> di Giuseppe Verdi per la regia di Sandro Sequi. <em>Cos\u00ec Fan Tutte<\/em> \u00e8 sicuramente uno dei titoli del cuore. Tra le tante esecuzioni di Muti si ricorda quella del 1994 a Vienna con la regia di Roberto de Simone. Ieri l&#8217;ennesima grande pagina di questo nostro gigante della musica.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Jacopo Granzotto,\u00a0 <em>il Giornale<\/em>, 27 novembre 2018<\/p>\n<hr \/>\n<h3>&#8220;Il maestro Muti sul presepe: l&#8217;omaggio di Ferrigno a San Gregorio Armeno&#8221;<\/h3>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-8311 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.riccardomuti.com\/wp-content\/uploads\/screen-1-e1543596786361.jpg\" alt=\"\" width=\"410\" height=\"260\" srcset=\"https:\/\/www.riccardomuti.com\/wp-content\/uploads\/screen-1-e1543596786361-200x127.jpg 200w, https:\/\/www.riccardomuti.com\/wp-content\/uploads\/screen-1-e1543596786361-300x190.jpg 300w, https:\/\/www.riccardomuti.com\/wp-content\/uploads\/screen-1-e1543596786361-320x202.jpg 320w, https:\/\/www.riccardomuti.com\/wp-content\/uploads\/screen-1-e1543596786361-400x254.jpg 400w, https:\/\/www.riccardomuti.com\/wp-content\/uploads\/screen-1-e1543596786361.jpg 410w\" sizes=\"(max-width: 410px) 100vw, 410px\" \/><\/p>\n<p>Nel giorno di pausa del <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> al San Carlo, in programma fino a domenica, Riccardo Muti ha fatto il turista a Napoli nel centro storico senza mancare una tappa a San Gregorio Armeno. Nella via dei presepi, s&#8217;\u00e8 fermato nella bottega di Marco Ferrigno che ha realizzato un pastore \u201cMaestro Riccardo Muti\u201d.<\/p>\n<p>Una statuetta di trenta centimetri che raffigura il direttore sul podio con tanto di bacchetta. \u201cLa metter\u00f2 sul mio presepe\u201d, ha detto Muti, divertito dalla sorpresa tra flash di fotografi e richieste di selfie di napoletani e stranieri che lo hanno riconosciuto tra la folla. Ad accompagnarlo l&#8217;ex sovrintendente del San Carlo Francesco Canessa che lo ospiter\u00e0 venerd\u00ec (ore 16.30) alla Biblioteca Nazionale in occasione della presentazione del suo nuovo libro \u201cC&#8217;eravamo tanto odiate\u201d, sulla rivalit\u00e0 tra Callas e Tebaldi.<\/p>\n<div class=\"vaiallostore\">\n<a href=\"https:\/\/www.riccardomutimusic.com\/\"> Visita lo Store <\/a><\/div><style>#toTop{display:none;}.to-top-container{display:none;visibility:hidden}<br \/><\/style>\n<p style=\"text-align: right;\">Donatella Longobardi, <em>Il Mattino.it<\/em>, 28 novembre 2018<\/p>\n<hr \/>\n<h3>E Muti rivela &#8220;l&#8217;altro&#8221; Mozart<\/h3>\n<p>&#8220;Se andassi su un&#8217;isola deserta porterei con me <em>Falstaff<\/em> e <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em>&#8221; ha spesso dichiarato il maestro Riccardo Muti.<br \/>\nSincera ammissione di un amore diviso tra Verdi e Mozart, ma soprattutto della indiscussa, costante riscoperta di due opere analizzate negli anni a cuore aperto, in una continua discesa nei loro pi\u00f9 impalpabili segreti. I risultati sono vieppi\u00f9 strepitosi ogni volta che l&#8217;incontro avviene. Perch\u00e9 quello del maestro Muti \u00e8 il meraviglioso ricercare, attento e premuroso, di un direttore che sa di avere tra le mani un reperto prezioso e delicato. Non scava il nostro maestro, soffia delicatamente via la polvere, soffia via le tracce del tempo per rendere (e lo stesso, in realt\u00e0, anche per altre grandi partiture) i capolavori attuali senza la violenza che contraddistingue certe letture, di direzione e di regia, del mondo teatrale d&#8217;oggi. Una violenza che non \u00e8 solamente incomprensione, ma soprattutto la paura di affrontare un capolavoro.<br \/>\nAl Teatro di San Carlo il maestro Muti \u00e8 tornato (repliche sino a domenica 2) sul podio per il <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em>, una coproduzione con la Staatsoper di Vienna, ricreando un asse tra il capoluogo campano e l&#8217;Austria, come fu a Salisburgo con la messa in scena del Settecento napoletano, un periodo storico che influenz\u00f2 anche Mozart. Infatti, la trama napoletana dell&#8217;opera, dal podio e dalla regia, ci arriver\u00e0 non oleografica, ma rivelata dalla partitura nei suoi colori, nelle ansie e nelle libert\u00e0 amorose che il compositore respir\u00f2 nei suoi viaggi nell&#8217;allora capitale del regno delle Due Sicilia. A Napoli quindi si svolge <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em>. Due fidanzati mettono alla prova, spinti da don Alfonso filosofo perverso, la fedelt\u00e0 delle loro donne. Partono e subito tornano camuffati corteggiando ognuno la fidanzata dell&#8217;altro. La resistenza \u00e8 vana, si riinnamorano le due donne, ma anche i due uomini. Come a dire cos\u00ec fan tutte e tutti, e cos\u00ec ironicamente alla fine \u00abtrionfa l&#8217;amore\u00bb. Mozart \u00e8 amaro, stanco, va verso la morte (ascoltate il contemporaneo Quintetto per archi). L&#8217;opera \u00e8 del 1790, lui morir\u00e0 l&#8217;anno dopo (sepolto in una fossa comune rester\u00e0 senza tomba il compositore che ha creato il pi\u00f9 grande monumento alla musica e alla natura dell&#8217;uomo).<br \/>\nEd \u00e8 una profonda malinconia quella che il maestro Muti disvela, alza pian piano quel velo oltre il quale Mozart racchiude e nasconde i propri sentimenti e i propri dolori nel <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em>, capolavoro assoluto che nemmeno lo stesso Mozart avrebbe potuto migliorare. La direzione scende in ogni angolo della partitura per portarci a una nuova comprensione, come a suo tempo ci ha fatto riscoprire il valore del perdono universale ne <em>Le nozze di Figaro<\/em> e la stupefacente trasformazione di un mascalzone come <em>Don Giovanni<\/em> in un eroe illuminista. La bacchetta del pi\u00f9 grande direttore dei nostri giorni ci trascina nella dantesca inquietudine del <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em>, nella vertiginosa altalena di buffo e dramma che ha per centro di squilibrio la vita dell&#8217;uomo.<br \/>\nSin dall&#8217;avvio: le prime battute tese della sinfonia che poi si apre al tema del <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> con quel rimando veloce di strumenti solisti che parlano gi\u00e0 di amore e d&#8217;inganno. In questo meraviglioso edificio nessuna nota \u00e8 affidata al caso e il maestro Muti lo sa bene. Ecco per esempio l&#8217;introduzione a Soave sia il vento che sa di onde e di lacrime, ha la leggerezza di un palpito del cuore. Si resta senza respiro mentre i cantanti e l&#8217;Orchestra del Teatro di San Carlo raccontano la pura bellezza poetica di Mozart.<br \/>\nLa regia \u00e8 rispetto e amore per quella musica: Chiara Muti risponde all&#8217;interpretazione del direttore con altrettanta devozione alla partitura. Il bianco domina, una purezza che rester\u00e0 sempre tale sino alla fine. Un bianco che si colora di pastelli da antico acquarello napoletano, un Settecento stilizzato che si macchia di rosso crudele nei costumi (ben rispondenti di Alessandro Lai) dei fidanzati che ordiscono l&#8217;inganno. La scena (di Leila Fteita) \u00e8 riflesso dell&#8217;azione, si arricchisce di particolari che costruiscono la storia, e la commentano, portandoci a un Mozart universale, senza tempo, carico di luce e ingabbiato in specchi e riflessi tra cui vibra un mare d&#8217;argento.<br \/>\nUna regia rivoluzionaria, in questi tempi, quella di Chiara Muti perch\u00e9 rispettosa della musica, priva di provocazioni e prevaricazioni. C&#8217;\u00e8 la tristezza (presa per mano dalle luci di Vincent Longuemare) e il divertimento: dal divertente montaggio della scena &#8220;Eccovi il medico&#8221; con le irresistibili scariche elettriche, sino alla solitudine, e gi\u00e0 cedimento, di Fiordaligi in &#8220;Come scoglio&#8221;. E non c`\u00e8 momento di fermo in questa regia: dalla partita di tennis iniziale, alla mongolfiera con amorino che scocca il dardo amoroso al colpo di scena della giostra, simbolo perfetto di quando sta accadendo tra gli amanti.<br \/>\nPassione, gioia e disperazione danno i cantanti dalla vocalit\u00e0 ineccepibile. Anche se il vostro cronista si permette una predilezione per la Fiordaligi di Maria Bengtsson, voce ora prepotente poi smarrita e conquistatrice. \u00c8 il personaggio amato da Mozart e lo si comprende soprattutto in &#8220;Per piet\u00e0, ben mio, perdona&#8221; dentro cui la Bengtsson passa da registri diversi con ricchezza di sfumature. Con lei tutti i cantanti perfettamente al servizio dell&#8217;opera: Paola Gardina (Dorabella), Alessio Arduini (Guglielmo), Pavel Kolgatin (Ferrando), Emmanuelle de Negri (Despina), Marco Filippo Romano il \u00abperfido\u00bb Don Alfonso, vero e proprio protagonista fisico e vocale. Il Coro del Teatro di San Carlo ha la cura di Gea Garatti Ansini e l&#8217;impertinente fortepiano quella di Luisela Germano. Insomma, il catalogo del successo. Il pubblico della prima ha tenuto il fiato sospeso sino ai lunghissimi e accorati applausi finali coronati dall&#8217;ovazione al direttore.<br \/>\nLa gioia dello spettacolo \u00e8 instancabilmente illuminata dalla sublime interpretazione del maestro Muti. Tempi morbidi, aerei, l&#8217;orchestra \u00e8 chiamata, e risponde, a preziosi pianissimi e a trovare velocit\u00e0 (dal sestetto &#8220;Alla bella Despinetta&#8221; alla morbidezza di &#8220;Come scoglio&#8221;). La reg\u00eca non si lascia ingannare dal \u00ablieto fine\u00bb e mostra i personaggi in un distante inchino. \u00c8 l&#8217;amarezza, la maliconia di Mozart per la \u00abscuola degli amanti\u00bb, per l&#8217;impossibilit\u00e0 della fedelt\u00e0, per il doloroso edonismo che spinge i personaggi alla fine ad amare l&#8217;amore, a perdonare tutto e restare con la testa sulle spalle. \u00abCos\u00ec\u00bb il mondo \u00e8 una terribile, dolorosa burla. Tutto \u00e8 burla, come dice Mozart, come dir\u00e0 <em>Falstaff<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Filippo Arriva, <em>La Gazzetta del Mezzogiorno<\/em>, 30 novembre 2018<\/p>\n<hr \/>\n<h3><em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> con le tinte giuste<\/h3>\n<p>Non \u00e8 vero, non lo fanno tutti: Mozart cos\u00ec lo dirige solo Muti. Il suo nuovo <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em>, al Teatro di San Carlo, posto in lussuosa apertura di stagione, racconta l&#8217;infinita e sfuggente partitura come nessuno ancora aveva fatto. Nemmeno lo stesso direttore, nelle precedenti lontane edizioni alla Scala e a Vienna. Allora era una cattedrale squadrata, ancorata a terra. Oggi \u00e8 una nuvola: sfaccettata, a pennellate vaporose, cangianti, una conversazione di suoni e parole, senza interruzioni. Dove anche l&#8217;orchestra lega, sempre, e le linee musicali diventano nastri morbidi, sinuosi, per tre ore di musica che scivolano acquatiche, in una unica arcata. E (possiamo dirlo?) in lingua napoletana.<br \/>\n\u00c8 proprio questo idioma interno intuito con empatia a tradurre e a dare identit\u00e0 alla Napoli dove l&#8217;opera \u00e8 ambientata. In perfetta sintonia la sciolgono Riccardo Muti e la figlia Chiara, regista, portandola da cuore a cuore. Come era nelle intenzioni di Mozart. Che non voleva certo il bozzettismo, o la cartolina con \u00abtanti saluti da Napoli\u00bb o \u00abtanti baci da Siviglia, castello di Agua Frescas\u00bb: al contrario. Con Da Ponte invent\u00f2 citt\u00e0 fantastiche, immaginari spazi dell&#8217;anima, dati da dettagli e sfumature. Pi\u00f9 filologico che mai diventa perci\u00f2 questo <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em>, ricco di suoni e parole che non avevamo mai notato. Andando oltre la filologia di superficie dello strumento d&#8217;epoca o delle formule meccaniche, consuete e qui messe radicalmente in discussione. Vesuvio compreso, ovviamente, con pennacchio sullo sfondo.<br \/>\nDopo una vita di ricerca verdiana della &#8220;tinta&#8221;, oggi Muti svela una parallela (e precedente) esistenza di una &#8220;tinta&#8221; anche nelle opere di Mozart: quella del <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> la tocchi subito, dalla Ouverture. \u00c8 una identit\u00e0, come di porta che si apre e d\u00e0 accesso a una precisa stanza. L&#8217;orchestra, che suona magicamente incantata, risponde con un mirato colore d&#8217;assieme, prezioso, raccolto, soffice, dove \u00e8 tanto scorrevole l&#8217;articolazione che non senti cambi di battuta o accenti. Il gesto \u00e8 raccolto, essenziale. Eppure, tutto sta insieme perfetto, nemmeno per un attimo si scollano buca e palcoscenico. Come se fosse impossibile andare fuori da questa rete naturale, che tiene in perfetta continuit\u00e0 anche il &#8220;secco&#8221; dei recitativi con le malie del canto. Quante volte arrivano messaggi dell&#8217;ultimo Mozart, tra frammenti di musica sacra, pause che non hanno paura di respirare, presagi del Requiem. In questa partitura costruita sul tema degli addii. Dove il primo, nel Quintetto della partenza, \u00e8 esagerato e giocoso nel testo &#8211; e lo enfatizza, giustamente ironica, Chiara Muti &#8211; mentre in buca le viole cantano pura malinconia.<br \/>\nAscoltare vuol dire galleggiare, avvolti dall&#8217;innocenza, perch\u00e9 lo sfrontato erotismo dell&#8217;opera ha come sfondo immancabile il candore: sulla ripetizione di un accompagnamento, mai meccanica, sui temi secondari stanati comecarezze segrete, su certi impasti d&#8217;assieme dei legni, che sono gesti. Tutto scorre, in avanti. Dunque niente applausi di rito a fine ouverture, perch\u00e9 Muti attacca subito il seguito. Il viaggio nel <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> \u00e8 gi\u00e0 iniziato. E insieme con tutto il teatro, stipato e traboccante, anche alla seconda recita, sembra di essere gi\u00e0 sulla mongolfiera, quella che a un certo punto apparir\u00e0, nelle scene evocative e impalpabili di Leila Fteita. C&#8217;\u00e8 un filo orizzontale a tagliare la scena, memoria dei tanti fili tra i balconi di Napoli. E diventer\u00e0 citazione trasfigurata di panni stesi quando alcune comparse saltellando (forse troppo, una a un certo punto scivola per terra) apriranno e chiuderanno con allegria eleganti velatini. Sullo sfondo, una gradinata luccicante delicatamente illuminata da Vincent Longuemare porta ricordi di onde marine. I costumi, che sono abiti meravigliosi, disegnati da Alessandro Lai e realizzati come solo al San Carlo sanno fare, sono pure improntati alla levit\u00e0. Persino fiabeschi nel secondo atto, quando si finge, gioco nel gioco, nel giardino, e tra una siepe a labirinto (che per\u00f2 dalla platea si vede poco) spunta una f\u00e9erie di bestiole da bosco, e le due sorelle diventano Cappuccetto Rosso, i due ragazzi Gatti con gli stivali. Quasi che Chiara Muti volesse attutire con la fiaba i tagli a sciabolate del libretto, recuperando frammenti di innocenza, di un rassicurante mondo dell&#8217;infanzia, tra giostre, cavallini di legno e materassi in un lettino da alcova, tanti, colorati, uno sull`altro come nella fiaba della Principessa. Regale in effetti \u00e8 la Fiordiligi di Maria Bengtsson, lucente in tutto il registro, e personaggi centrale, in questo Cos\u00ec fan tutte. Pi\u00f9 del Don Alfonso di Marco Filippo Romano, che pure ha bella voce e intonazione perfetta negli insieme, ma viene letto con un carattere pi\u00f9 popolano che filosofico. Lei invece, ultima a cedere, tradendo, canta il Recitativo accompagnato pi\u00f9 toccante di tutta l&#8217;opera, dove Muti le plasma sotto un Mozart francese, tragico. Per umanizzarla, prima dell&#8217;amore, alla regista basta l&#8217;intuizione di un dettaglio cinematografico, insolito, efficace: l&#8217;annusare l&#8217;abito del drudo Ferrando. Che \u00e8 gi\u00e0 l\u00ec accanto, il seduttivo Pavel Kolgatin, mentre gi\u00e0 hanno gi\u00e0 amoreggiato i pi\u00f9 scherzosi Paola Giardina e Alessio Arduini. Facili prede delle trame di una Despina volitiva, Emmanuelle de Negri, che da subito vediamo gi\u00e0 esperta nei m\u00e9nage a trois. Si finisce quasi a mezzanotte, con un San Carlo tutto in piedi e applausi senza fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Carla Moreni, <em>Il Sole 24 Ore<\/em>, 2 dicembre 2018<\/p>\n<hr \/>\n<h3>&#8220;Cos\u00ec fan tutte, non Certo i Muti&#8221;<\/h3>\n<p>Amori dannati, anime tormentate. Per il ritorno al San Carlo il Maestro restituisce a Mozart la malinconica dannazione del capolavoro mentre sua figlia Chiara lo veste di delicatezza: cosa c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 piccante della nostra fragilit\u00e0?<br \/>\nTenerezza e disincanto inondano <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> a Napoli, in coproduzione con Vienna. Per Riccardo Muti, di ritorno sul podio del San Carlo dopo trentaquattro anni, l&#8217;opera di Mozart non \u00e8 davvero commedia, n\u00e9 gioco geometrico di coppie scoppiate, n\u00e9 un&#8217;accusa all&#8217;incostanza delle donne nelle questioni sentimentali. \u00c8 piuttosto un&#8217;indagine sulle contraddizioni dell&#8217;animo umano, una riflessione indulgente sulla fragilit\u00e0 della natura maschile e femminile, indifferentemente. Non c&#8217;\u00e8 tanto da ridere, qui. C&#8217;\u00e8 da pensare. E non certo a quel che pu\u00f2 accadere sotto le lenzuola, poich\u00e9, anzi, le allusioni piccanti che crepitano nel libretto di Lorenzo Da Ponte si traducono in pulsione di morte. Il fatto \u00e8 che per le due paia di fidanzati (giovani nella trama e sul palco), l&#8217;amore sembra dannazione anzich\u00e9 piacere, l&#8217;ossequio a una convenzione cui sottomettersi fingendo felicit\u00e0. Se Guglielmo sta con Fiordiligi, se sua sorella Dorabella sta con Ferrando, questi sono i matrimoni da fare; non importa se funzionerebbe meglio un&#8217;inversione di partner, e che loro stessi l&#8217;abbiano sperimentato. Amara \u00e8 la soluzione prescelta &#8211; lasciare ogni cosa com&#8217;\u00e8, senza seguire il cuore &#8211; e Muti, penetrando con pudore nell&#8217;animo dei personaggi, rivela che anche Mozart lo crede. D&#8217;altronde \u00e8 la partitura a dichiararlo. Perch\u00e9 diverse pagine di <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> stanno tra il patetico e il serio, e anche quelle pi\u00f9 brillanti suonano offuscate di malinconia. Quindi la condotta musicale di Muti assume un carattere crepuscolare pure quando l&#8217;orchestra sofficissima, incalzata da una brezzolina volubile che la fa respirare a pieni polmoni, diffonde tinte pastello alla Fragonard.<br \/>\nMa proprio questo colorismo casto, riverbero di un&#8217;innocenza di natura, del mare e dei giardini nella scenografia, contrasta di proposito con la tensione metafisica cui sottost\u00e0 perlopi\u00f9 il canto (addirittura quello del coro, trasfigurato), segno di quanto l&#8217;aspirazione all&#8217;affetto autentico sia, di fatto, frustrata. Altro che sesso birichino: tutti e sei i protagonisti si trincerano nelle carcasse dei propri ruoli, dalla vocalit\u00e0 astratta perfino quando riesce profondamente toccante. Marco Filippo Romano \u00e8 il giudizioso burattinaio che, insieme alla Despina di Emmanuelle de Negri pi\u00f9 pragmatica che maliziosa, guida il rovesciamento delle coppie: di Alessio Arduini con Maria Bengtsson, una Fiordiligi che affonda poco nei gravi, di Paola Gardina con Pavel Kolgatin, che costruisce la sua parte con qualche difficolt\u00e0.<br \/>\nLa regia di Chiara Muti, intrisa di memorie strehleriane, ragiona in consonanza con la visione paterna. Sottovesti, corsetti, velari, tendaggi volteggiano di continuo creando una coreografia delicatissima di tessuti bianchi, crema, celestini nelle tante figure che popolano la scena e spesso la osservano dall&#8217;alto di due logge, quasi fossero spettatori di un teatro. \u00c8 candido l&#8217;abbigliamento e l&#8217;arredamento, persistenti le memorie dell&#8217;infanzia, con la presenza di cavalli a dondolo, una giostra, la mongolfiera. Ambientazione onirica, ma finale inclemente: le coppie originarie si riformano, certo, per\u00f2 litigano di brutto. Le loro potrebbero non essere nozze felici.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Gregorio Moppi, <em>la Repubblica<\/em>, 2 dicembre 2018<\/p>\n<\/div><div class=\"fusion-clearfix\"><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":3,"featured_media":8345,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[243],"tags":[],"class_list":["post-8353","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-stampa-en"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.9 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Press review &quot;Cos\u00ec fan tutte&quot;, Naples 2018 - Riccardo Muti<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.riccardomuti.com\/en\/2018\/12\/03\/press-review-cosi-fan-tutte-naples-2018\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Press review &quot;Cos\u00ec fan tutte&quot;, Naples 2018 - 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