conductor Riccardo Muti

soprano Maria Mudryak
mezzo Anastasia Boldyreva
tenor Luciano Ganci
bass Evgeny Stavinsky

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Athens State Orchestra
Thessaloniki State Symphony Orchestra
Greek Youth Symphony  Orchestra
City of Athens Symphony Orchestra
City of Athens Philharmonic
ERT National Symphony Orchestra and Choir
Choir of the Municipality of Athens
Coro Costanzo Porta

choirmasters Antonio Greco, Stavros Beris

 

All Concerts of the Roads of Friendship:

1997 SARAJEVO

1998 BEIRUT

1999 JERUSALEM

2000 MOSCOW

2001 EREVAN – ISTANBUL

2002 NEW YORK

2003 CAIRO

2004 DAMASCUS

2005 EL DJEM

2006 MEKNÈS

2007 CONCERT FOR LEBANON in Rome

2008 MAZARA DEL VALLO

2009 SARAJEVO

2010 ITALY-SLOVENIA-CROATIA (Trieste)

2011 NAIROBI

2012 RAVENNA – CONCERTO DELLE FRATERNITÀ /Brotherhood concert

2013 MIRANDOLA – CONCERTO PER LE ZONE TERREMOTATE DELL’EMILIA/Concert for the areas hit by the earthquake in Emilia (Italy)

2014 REDIPUGLIA

2015 OTRANTO

2016 TOKYO

2017 TEHRAN

2018 KIEV

 

Watch the Photo Galleries:

Rehearsal at the Megaron Concert Hall:

 

Rehearsal at the Odeon of Herodes Atticus:

 

Concert:

 

 

Original Press Communication:

LE VIE DELL’AMICIZIA 2019. RAVENNA-ATENE
Martedì 9 luglio, alle 21, all’Odeon di Erode Attico ad Atene

È una vera e propria vocazione al viaggio quella che da anni attraversa il cuore di Ravenna Festival: il viaggio interiore e della mente lungo i percorsi dell’arte, e il viaggio che conduce a incontrare e abbracciare popoli diversi, nel segno di radici comuni e affi nità insospettate. E soprattutto nel segno di quell’insopprimibile bisogno di sentirsi uniti di fronte alle avversità della sorte, di farsi forza nel consolante gesto di un abbraccio, di scongiurare la solitudine: sono le Vie dell’Amicizia, che in questa XXX edizione di Festival approdano fi n nel cuore del Mediterraneo, in Grecia, in quella terra dove l’Europa affonda le proprie radici. È nell’antico e straordinario spazio dell’Odeon di Erode Attico, ai piedi dell’Acropoli, che martedì 9 luglio Riccardo Muti, da sempre protagonista del progetto, dirige una compagine costituita per l’occasione dall’unione dell’Orchestra Luigi Cherubini con alcune delle più attive orchestre greche: Athens State Orchestra, Thessaloníki State Symphony Orchestra, ERT National Symphony Orchestra, Greek Youth Symphony Orchestra, City of Athens Symphony Orchestra, City of Athens Philharmonic. Musicisti a cui si uniranno le voci del Coro Costanzo Porta insieme a quelle dell’ERT National Choir e del Choir of the Municipality of Athens, preparati dai maestri Antonio Greco e Stavros Beris. Il concerto sarà replicato a Ravenna, secondo la tradizione dei viaggi dell’Amicizia, giovedì 11 luglio al Palazzo Mauro De André. Un complesso di 200 elementi in cui spiccherà la generosa presenza di Francesco Manara, primo violino solista del Teatro alla Scala di Milano. Greci e italiani siederanno vicini per interpretare il monumentale affresco musicale costituito dalla Nona Sinfonia in re minore, per soli, coro e orchestra op. 125 di Ludwig van Beethoven, vero e proprio inno all’Europa e alla fratellanza tra i popoli, affi dato alle voci del giovane soprano di origine kazaka Maria Mudryak, del mezzosoprano russo Anastasia Boldyreva, del tenore Luciano Ganci e del basso, anch’esso di origine russa, Evgeny Stavinsky.

Il concerto, realizzato in collaborazione con il Festival di Atene e Epidauro, è reso possibile dal sostegno del Ministero dei beni e delle attività culturali, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, della Regione Emilia-Romagna, dell’Ambasciata d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene.

In un cartellone chiamato a muoversi “Per l’alto mare aperto” – richiamando nel verso dantesco l’attitudine al sogno e alla visionarietà, insieme all’attenzione per la realtà più cruda, così come la capacità di unire il passato, la storia, la “tradizione” con le domande che il presente ci pone – la capitale greca diviene al tempo stesso tema e meta inevitabile di questo 23esimo viaggio. Perché le Vie dell’Amicizia sono un’avventura che il festival ravennate percorre fin dal 1997, dal primo rocambolesco volo diretto in una Sarajevo ancora fumante del fuoco di bombe e mortai, in risposta a una “chiamata”, una richiesta di aiuto che da quelle genti arrivava attraverso quel mare che ci separa e unisce, l’Adriatico. Da allora un anno dopo l’altro si sono susseguiti i “ponti di fratellanza” gettati attraverso il mondo, nel tentativo di rimarginare ferite seguendo la martoriata geografia dei nostri tempi, segnata da guerre, da antichi odi mai sopiti, dalla cieca follia del terrorismo, da catastrofi naturali… da Gerusalemme a Beirut, nel pieno del conflitto del Libano meridionale, dalla ferita aperta di Ground Zero a New York a Istanbul e Erevan, cercando di unire i lembi di un contrasto che dura dal genocidio armeno di inizio Novecento; poi da una Damasco che sotto l’apparente tranquillità covava l’inferno all’esplosiva Nairobi, dall’irraggiungibile Teheran al delicatissimo equilibrio di Kiev. Risposte sempre pronunciate nell’unico linguaggio che sappia superare barriere di lingua e di cultura e unire i popoli in un unico respiro: la musica.

“In ognuno dei nostri viaggi – spiega Riccardo Muti – chiediamo ai musicisti delle orchestre e dei cori del luogo di aggregarsi alle nostre compagini: musicisti seduti allo stesso leggio spesso non hanno in comune che la musica, eppure riescono ad esprimere la stessa idea, lo stesso concetto. Perché, come ripeto sempre, l’esecuzione musicale è il simbolo stesso della convivenza democratica, il singolo deve fare la propria parte ascoltando e rispettando quella degli altri, concorrendo insieme al risultato migliore, a quello che possiamo definire il Bene Comune”. Un abbraccio reciproco, un incontro e uno scambio di doni, che si realizza in una città simbolo del Mediterraneo e di tutta la cultura che attorno a questo Mare si è sviluppata, presso un popolo provato da anni difficili ma che con grande dignità sta riprendendo in mano il proprio destino; una città che certo rappresenta una tappa importante di quella sorta di Atlante della solidarietà tracciato da Ravenna Festival. Come sottolinea lo stesso Riccardo Muti, “Atene è una di quelle città dove il fine del nostro progetto si realizza pienamente, soprattutto tenendo conto dei momenti di crisi che la Grecia ha attraversato negli ultimi anni, e di come anche l’Italia ora stia affrontando problemi molto simili. Eppoi Grecia e Italia sono entrambi Paesi fondamentali per il mondo occidentale, per il contributo inestimabile con cui nei secoli ne hanno determinato il pensiero, l’arte, la filosofia. Come dimenticare che la democrazia nella sua più perfetta ed armoniosa espressione nasce proprio in Grecia”.

Certo non c’è luogo più suggestivo dell’Odeon di Erode Attico, risalente a quasi duemila anni fa, dove far risuonare le note della Nona Sinfonia di Beethoven, monumento della musica di ogni tempo, grandiosa e rivoluzionaria architettura sonora in cui il compositore, tra il 1822 e il 1824, sublima in sintesi perfetta lo stile operistico, la complessità sinfonica, il contrappunto sacro, elementi eterogenei che si fondono in un organismo unitario, ricco di idee timbriche e di raffinati disegni ritmici: un crogiuolo inventivo dall’inesauribile energia che culmina nell’irruzione della voce nell’ultimo inconfondibile movimento, sulle parole di Friedrich Schiller inneggianti alla gioia e alla libertà. Inequivocabile messaggio di pace e fratellanza universale.


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