Taking lessons from Riccardo Muti. Lessons of Italian Opera, of conducting, and – between the lines – of the Italian school: a heritage we [Italians] are often the first to mistreat.

Muti, instead, does anything he can to give it value, maybe because this Country looks at him and loves him in the distance (from Chicago, where he conducts the Symphony Orchestra), as well as closely (as soon as he can, he comes back to Ravenna). “Although there are some people who are not serious, Italy is a serious Country. There are serious people.” states Muti heading to students, musicians, music lovers crowding in the theater of Ravenna. Just a blink to the parterre and to the boxes: everywhere you see notebooks, Macbeth scores, pencils ready to take note of an idea, a suggestion.

The fourth Italian Opera Academy started. Four conductors and four opera coaches were chosen among hundreds of applications, as underlined by the General Director of the Academy, Mr. Domenico Muti.  To work with them, a cast of singers and Muti’s Orchestra Cherubini. In two weeks they will realize Verdi’s Macbeth, day after day, from morning to night, with two final concerts: on August, 1st conducted by Muti and on August, 3rd conducted by his pupils. Who are they? Oleksandr Poliykov, 30, from Kiev, now living in Boston. Pak Lok Alvin Ho, 25, from Hong Kong, now living in Bloomington (Indiana), where he takes lessons from Arthur Fagen; «he comes from the European School» clarifies the young Asian conductor with a very clear strategy: after the Academy, he will try his luck at the London Symphony Competition, then at the Bamberg Symphony and at the Malko in Danimarca. John Lidfors, 32, is quiter. An American grown up in Germany, where he is taking advantage of any opportunity this Country offers to its talents. Wilbur Lin , born 1988, lives between Taiwan and the US. Strong-willed and pragmatist, he went to the roots of the problem of a young conductor without raw material to work with: the orchestra. He solved the problem creating his own, gathering the best students.

The Academy is one of Muti’s most generous legacies. Maestro, unconcerned of his own copyright, gives advices, providing pieces of his own life among valuable podia and hard study. «His are not opinions, it is Knowledge, it is respect for art», reminds Poliykov. Alvin Ho appreciates that Muti «makes the composer’s soul emerge, together with the idea of the scene, and not his personal point of view». Wilbur Lin agrees: «He teaches us to serve music, rather than taking its place». «He loves music, also for this reason he can inspire his musicians. This is a great lesson to me» (Lidfors).

Free translation from the original article in Italian – Piera Anna Franini, Il Giornale, July 24th, 2018

 

A lezione di opera e di italianità da Riccardo Muti

A lezione da Riccardo Muti. Lezioni d’opera italiana, direzione d’orchestra. E fra le righe, d’Italianità: un patrimonio che noi stessi – per primi – spesso bistrattiamo.

Muti, invece, si spende per valorizzarlo, forse perché questo Paese lo guarda e lo ama da lontano (da Chicago, dove dirige la Symphony Orchestra) oltre che da vicino (appena può, torna a Ravenna). «Anche se ci sono alcune persone non serie, l’Italia è un Paese serio. C’è gente seria», declama Muti rivolgendosi agli studenti, musicisti, ma anche appassionati che affollano il teatro di Ravenna. Colpo d’occhio a platea e palchi: ovunque taccuini, partiture di Macbeth, matite pronte ad annotare l’idea, il suggerimento.

Ha preso il via la quarta edizione dell’Italian Opera Academy. Fra candidature piovute a centinaia, come ci ricorda il direttore dell’Academy Domenico Muti, sono stati selezionati quattro direttori d’orchestra e altrettanti pianisti collaboratori per i quali il Maestro ha messo a disposizione un cast di cantanti e l’Orchestra Cherubini. In due settimane, si costruisce l’opera Macbeth di Giuseppe Verdi, giorno dopo giorno, da mattina a sera, con concerto finale l’1 agosto diretto da Muti e il 3 dagli allievi dell’Academy. Chi sono? Aleksandr Poliykov, 30 anni, di Kiev, ma ora a Boston. Pak Lok Alvin Ho, ha 25 anni, è di Hong Kong ma per il lavoro di lima si è trasferito a Bloomington (Indiana), lì segue i corsi di Arthur Fagen; «è di scuola europea» tiene a precisare quest’orientale con un piano di guerra ben chiaro. Dopo l’Academy, tenta la fortuna al concorso della London Symphony, quindi della Bamberg Symphony e il Malko in Danimarca. Più pacato John Lidfors (32 anni), americano cresciuto in Germania dove sta sfruttando ogni opportunità che questo Paese offre ai suoi talenti. Wilbur Lin (1988) vive fra Taiwan e Stati Uniti. Volitivo e pragmatico, ha risolto alla radice il problema di un giovane direttore cui manca la materia prima per lavorare: l’orchestra. L’ha creata lui, mettendo assieme i migliori studenti.

Prima considerazione. Nel quartetto dei direttori non c’è un italiano. Dove è finito il Paese che fu la Silicon Valley delle bacchette: create, incubate, accelerate, esportate? Oggi, cosa sta accadendo nei Conservatori? Cosa, come e soprattutto: chi insegna? Altra riflessione: tre dei quattro allievi sono finiti negli Usa, lì ci sono scuole ma anche opportunità lavorative.

Terza considerazione. I fuoriclasse possono imprimere un’inversione di tendenza pur in un sistema malato, in declino, sull’orlo della bancarotta. Vedi Marchionne per l’automobilismo, vedi Muti per l’arte: attira cervelli in Italia, così come attraverso il progetto dell’Orchestra Cherubini sta creando un vivaio di professori d’orchestra. Infine, dal 2019 esporta il format Academy anche a Tokio.

L’Accademia è uno dei più generosi lasciti di Muti che, incurante di copyright, dispensa consigli, mette a disposizione pezzi di vita spesa fra podi di valore e studio severo. «Le sue non sono opinioni, è Sapere, è rispetto dell’arte», ricorda Poliykov. Alvin Ho apprezza il fatto che Muti «faccia emergere l’anima del compositore, il senso del teatro, non comunica la sua visione personale». Sulla stessa lunghezza d’onda Wilbur Lin: «Ci insegna a servire la musica, e non a sovrapporvisi». «Ama la musica, anche per questo riesce a ispirare i musicisti. Per me è una grande lezione» (Lidfors).

C’è nervosismo, ansia da prestazione fra i ragazzi. Condividono passione, carattere, e la consapevolezza che il momento è speciale. Muti vive la docenza come una seconda pelle. Ne è intrigato, esige, chiede, spiega, e in fondo si diverte. «Devi guardare l’intera orchestra, non solo le prime file. Bisogna far sentire tutti importanti», dice agli allievi che non spingono lo sguardo fino a percussioni e ottoni. «In orchestra è importante quello che senti e cosa vedi: non deve esserci chi suona à la carte o addirittura non suona, imparerai che ti può capitare».

«Sei il boss in questo momento» spiega al giovanotto timido nel tenere le redini della situazione. Guai alle punte di pollice ed indice che nella sinistra si congiungono facendo il tondino: è la mano dell’espressione, aprila. Blocca il piede sinistro che batte il tempo, distrae. Vai al dunque. Parti dalla sostanza quando parli ai musicisti», spiega al ragazzo che si rivolge agli orchestrali in modo tanto delicato quanto inefficace. Guai a fare di Verdi il musicista dello zum-pa-pà: «Tutto è sempre espressivo, legato», anche perché «la linea che separa il comico dal drammatico, in Verdi è esilissima. Bisogna fare attenzione». E al cantante che spiega che è tradizione sostare sulla tal nota sebbene Verdi scriva esattamente il contrario, Muti risponde citando Fürtwängler: «La tradizione è il cattivo ricordo dell’ultima cattiva esecuzione», ovvero la tradizione è sacra ma se non finisce per essere un tradimento dello spirito originale del compositore, cosa che spesso capita. L’obiettivo di Silvia Lelli, fotografa storica del Maestro, fruga tra i leggii, coglie attimi e momenti emancipandoli dal tempo: sapranno emozionarci per sempre.

Piera Anna Franini, Il Giornale, 24 Luglio 2018

 

Watch photos from the first days:

July 21st, Riccardo Muti at the piano presents Macbeth

July 22nd, Orchestra reading rehearsal

July 23rd, Singers reading rehearsal


 

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Photos by Silvia Lelli