Quelle note napoletane nella città di Mozart

«Ho scoperto che un compositore americano contemporaneo, che si chiama Schuman – solo una “n” in meno del grande romantico dell’Ottocento – aveva scritto un sinfonia ispirata al massacro delle Fosse Ardeatine. Me la sono fatta mandare, l’ho studiata e l’ho eseguita a Chicago con la mia Orchestra. Mi è sembrato doveroso, da italiano, ricordare questo momento drammatico della nostra storia ed onorare il sacrificio delle vittime con la musica di un americano, una orchestra americana e in terra americana». Così Riccardo Muti illustrava il programma di un concerto che ha diretto nella città che lo ospita da quasi 10 anni, alla guida di una orchestra che non ha rivali negli Stati Uniti, la Chicago Symphony. È accaduto meno di un mese fa, il 21 febbraio prima di partire con l’Orchestra per l’Estremo Oriente. Tournée che ha toccato il Giappone, ove in ottobre il Maestro aveva ritirato il premio imperiale “Principe Takamatsu” che è il Nobel dell’Estremo Oriente. E dove tornerà tra poco, per curare lo stage per direttori d’orchestra da lui creato. Oltre ad essere un artista è un gran lavoratore: non sta fermo un minuto. Eppure l’altro giorno il ministro italiano dei Beni culturali Bonisoli gli ha dato implicitamente del rincoglionito perché dichiaratosi di opinione contraria alla sua sul problema dello spostamento del Caravaggio dal Pio Monte alla Mostra di Capodimonte. «Ha una certa età e gli voglio bene!» ha risposto con sufficienza a chi gli ricordava quel che il maestro aveva dichiarato nell’intervista a Ottavio Ragone su Repubblica. Si è benevolmente definita una “gaffe” quella del ministro, che comunque non meraviglia, vista la qualità dialettica oltre che linguistica dell’attuale classe dirigente. Resta però da chiedersi quanti anni abbia lui. Perché sarà poco fotogenico, ma vederlo in immagine non è che appaia molto distante dalla “certa età” attribuita all’illustre oppositore. Stasera intanto si gioca Salisburgo-Napoli e l’occasione consente di ricordare che proprio grazie a Riccardo Muti Napoli ha vissuto a lungo in quella città da protagonista con la sua musica, la sua arte, la sua cultura: “Neapel, metropole der Erinnerung” (“Napoli, città della Memoria”) fu il titolo del ciclo ideato, voluto e condotto da Riccardo Muti per il Festival più importante d’Europa, cui il pubblico internazionale che lo frequenta decretò un tal successo che il progetto da triennale che era, fu prorogato sino a completare il lustro: dal 2008 al 2012. Questo nostro straordinario signore “di una certa età” ha sempre coltivato la sua napoletanità nella consapevolezza del valore della cultura e dell’arte che le sono proprie, con la musica in prima fila. Il suo era un progetto ipotizzato tempo addietro per una collaborazione tra Ravenna Festival e Napoli, ma sfumato per una serie di circostanze. Lo ripropose per Salisburgo al sovrintendente Juergen Flimm, e per convincerlo lo condusse a Napoli, l’accompagnò a San Pietro a Maiella facendolo sedere sulla poltrona di Wagner, mostrandogli l’arpetta di Stradivari e il clavicembalo di Cimarosa; ai Gerolamini, fin dentro la Biblioteca di Giambattista Vico, dove sono le partiture manoscritte di Alessandro Scarlatti, al Pio Monte della Misericordia, al San Carlo. Operazione riuscita: “Neapel, metropole der Erinnerung” partì alla grande con i due spazi canonici del Festspielehaus e del Mozarteum più la storica Chiesa dell’Università destinati all’opera, al concerto e all’oratorio sacro in una alternanza di autori di Scuola napoletana e di composizioni in prima esecuzione moderna: Scarlatti, Hasse, Vinci, Leo, Cimarosa, Paisiello e via via sino all’esaltante confronto tra Mozart e Jommelli con “La Betulia liberata” composta da entrambi l’uno dopo l’altro sullo stesso testo del Metastasio. Non fu soltanto un successo di pubblico e di critica, che per i titoli più apprezzati si rinnovò in giro per il mondo, portati in tournée sino al Sud America dal Maestro, ma la città stessa avvolse la manifestazione di inusitato interesse e
sorprendente affettuosità: mostre, convegni e la più elegante strada del centro storico, Haffnergasse scenografata come un vicolo di Napoli, con i panni colorati stesi da un lato all’altro, tra cui una significativa maglietta col numero 10 sulla schiena. Le boutique che vi si affacciano vi facevano sfilare le loro collezioni ed anche il ministro oggi in carica avrebbe avuto di che compiacersi, essendosi prima d’ora interessato del comparto professionale della moda.

Francesco Canessa, la Repubblica, 14 marzo 2018


Riccardo Muti e la Musica del ‘700 napoletano

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