Avrebbe potuto trattarsi di un semplice giovedì sera di routine per il pubblico appassionato del Pritzker Pavilion: il programma della Chicago Symphony Orchestra nell’appuntamento annuale con il concerto gratuito per la città era popolare in modo quasi comico: Ouverture William Tell di Rossini, dal tema ripreso in innumerevoli cartoni animati, per non parlare della serie TV “Il cavaliere solitario”; ballabili da un’opera di Verdi e, per ribadire la sensazione di familiarità, l’Ouverture 1812 di Čajkovskij.

Ma fare musica non è mai una routine quando il Music Director della CSO , Riccardo Muti, è sul podio. Muti è uno dei migliori e più acuti direttori del mondo. Ma la pura delizia che gli dà il potere della musica è particolarmente evidente in programmi musicali come quello di giovedì.

Rilassato, si rivolge in modo scherzoso ai circa 10.000 uditori che hanno riempito il padiglione, dal prato alle poltrone; è chiaro che i concerti annuali per la città della Chicago Symphony Orchestra gli piacciono proprio. Ne ha diretti nove dal suo arrivo come Music Director della CSO nel 2010: alla Chiesa Apostolica di Dio nel South Side, presso le scuole a Cicero a nel North Side, così come al Pritzker in centro.

Ogni anno racconta al pubblico che questa musica è una forza potente, che ha l’abilità unica di unire le persone e, quindi, di promuovere la pace. Giovedì lui [Riccardo Muti] e i suoi musicisti lo hanno dimostrato con un’esibizione che ha unito una precisione tecnica quasi incredibile con una grande profondità emotiva.

Dimenticate Il cavaliere solitario, ha detto alla folla. L’Ouverture di Rossini, come l’opera di Verdi I Vespri Siciliani, e l’Ouverture di 1812, parlano di guerra, di combattere per libertà e indipendenza. Nell’esibizione della CSO, specialmente nelle Ouverture di Rossini e Čajkovskij, abbiamo sentito ogni sfumatura di quelle battaglie che erano questione di vita o di morte.

C’era un’energia in più sul palco, grazie al numero di giovani musicisti dalla Civic Orchestra, l’ensemble di formazione della CSO. Per onorare il centenario della stagione della Civic Orchestra, per la prima volta a un concerto per la comunità erano seduti vicini ai loro mentori ed insegnanti.

Dalle battute di apertura del Guglielmo Tell, era già chiaro che questo sarebbe stato un concerto straordinario. Il lento assolo meditativo del primo violoncellista della CSO, John Sharp, ci ha portati lontano, fuori dal trambusto della grande città in una tiepida notte di fine estate. Muti è uno dei migliori direttori d’opera del mondo e i toni profondi, malinconici dell’assolo di Sharp hanno evocato l’immagine di un prigioniero solitario in un castello freddo e umido. Quando si sono inseriti gli archi, le loro frasi brevi, furtive, interrotte da fiati dal carattere altrettanto nervoso, abbiamo capito che forze contrastanti si stavano agitando, sollevandosi per una dura lotta combattuta fino alla fine.

Quando il tema del Cavaliere solitario è arrivato, l’attenzione al dettaglio di Muti ha reso più semplice dimenticare l’immagine stereotipata dei cowboy in bianco e nero della TV che corrono a sconfiggere l’ennesimo cattivo. Gli ottoni della CSO hanno suonato la brusca ritirata con fiera precisione, le frasi brevi, nitide e lucide come un’uniforme da soldato. Gli archi galoppavano a una velocità mozzafiato, giovani, pieni di adrenalina e smaniosi di combattere in quella che non è stata una trita musica televisiva di sottofondo, ma un ritratto di vita vera in sfavillante Technicolor.

La danza delle Quattro Stagioni tratta dai Vespri Siciliani di Verdi è stata un’immersione travolgente nel vivace romanticismo del diciannovesimo secolo. Ogni stagione, partendo dall’inverno, è un gruppo di danze e Muti ha permesso al pubblico di seguirle facilmente, alzando amichevolmente due, tre o quattro dita per indicare l’arrivo di una nuova stagione.

Le danze sono piene di melodie memorabili, ma l’esibizione ha scavato al di sotto del loro fascino superficiale. Ascoltando dai posti vicino al palco, l’acustica del Pritzker era al top della forma, consentendoci di distinguere ogni strato dell’intricata struttura delle danze nell’Inverno. Per tutta la durata della suite, i fiati della CSO – incluso il nuovo primo oboe William Welter, alla sua prima apparizione – si sono espressi in assoli brillanti ed espressivi.

L’Ouverture di 1812 di Čajkovskij, con brani tratti dalla Marsigliese francese e dall’inno imperiale russo, è palesemente progettata per incitare il pubblico ad esultare, cosa che Muti e la CSO hanno certamente assecondato. Ma hanno regalato molto di più di una celebrazione della vittoria sul campo di battaglia. Nelle pagine finali, gli archi hanno ripetuto una frase breve, incalzante, in una scala sempre più discendente, suonandola di volta in volta più lentamente. Mentre ascoltavamo sentivamo il vero costo della guerra, il grosso peso dei soldati che strisciano su un terreno insanguinato e infido.  Non abbiamo potuto fare a meno di chiederci: a quale prezzo, la pace?

Liberamente tradotto dall’articolo di
Wynne Delacoma, Chicago Sun-Times, 21 Settembre 2018

 

Millennium Park

Chicago Symphony Orchestra
Civic Orchestra of Chicago

Rossini Overture da Guglielmo Tell
Verdi Le quattro stagioni da I vespri siciliani
Čajkovskij 1812 Overture


 

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