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Teatro San Carlo di Napoli |
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Il San Carlo è il più antico teatro operante in Europa. Costruito nel 1737, non ha mai sospeso le sue stagioni eccetto nel periodo compreso tra il maggio 1874 e il dicembre 1876 allorché, a causa della grave crisi economica di quegli anni, vennero meno le abituali sovvenzioni. Il San Carlo fu costruito per volontà del sovrano Carlo di Borbone. Egli, infatti, nell'ambito del rinnovamento urbanistico volto a dare a Napoli un aspetto più consono al suo recente ruolo di capitale di un regno autonomo, ritenne opportuno che un nuovo teatro svolgesse la funzione di rappresentanza del potere regio, prendendo così il posto del piccolo e vetusto (era stato eretto nel 1621) San Bartolomeo.
L'assetto interno dell'edificio di Medrano è oggi ricostruibile sulla base di un dipinto di Michele Foschini e di alcuni rilievi eseguiti da illustri architetti europei in visita alla sala, divenuta presto una delle mete obbligate del tour napoletano, come lo svedese Carl Fredrik Adelcrantz, autore dei teatri delle residenze reali di Ulriksdal e Drottningholm, e il francese Gabriel-Pierre-Martin Dumont. Quest'ultimo giunto a Napoli nel 1751 al seguito di Abel Poisson, fratello di Madame de Pompadour e futuro marchese di Marigny, pubblicherà i suoi disegni nel volume «Parallèle des plans des plus belles salles de spectacle d'Italie et de France ...» contribuendo, assieme alle incisioni edite nel decimo volume (1772) dell' Encyclopédie di Diderot e D'Alembert, alla notorietà internazionale della fabbrica.
Medrano progettò una sala lunga mt. 28,60 e larga mt. 22,50; conteneva 184 palchi, compresi quelli di proscenio, disposti in sei ordini, più un ampio palco reale, capace di ospitare dieci persone. Otto mesi dopo l'inizio dei lavori, il 4 novembre, il teatro era già ultimato. Il San Carlo fu inaugurato con l'opera Achille in Sciro di Metastasio, con musica di Domenico Sarro che diresse l'orchestra e tre balli creati da Gaetano Grossatesta. Le scene furono di Pietro Righini. La parte di Achille fu sostenuta, come era usanza dell'epoca, da una donna, Vittoria Tesi, detta «la Moretta», con accanto la prima donna soprano Anna Peruzzi, detta «la Parrucchierina», e il tenore Angelo Amorevoli. |
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