“L’Accademia per giovani direttori è basata sull’insegnamento di come si prepara un’opera italiana, e con italiana intendo anche il Mozart in lingua italiana. È la terza edizione, dopo Falstaff e La Traviata. Dal primo al 14 settembre, al Teatro Alighieri di Ravenna ci aspetta Aida. Abbiamo avuto innumerevoli richieste da giovani direttori di tutto il mondo. È l’insegnamento serio, che non è l’unico, che proviene dal concetto di prove come veniva assolto alla Scala da Toscanini, e poi da Votto, di cui sono stato allievo. Vedo ragazzi di Mosca, di Buenos Aires, di Pechino che non hanno idee sull’impianto preparatorio, specie oggi, in un mondo musicale che attua una divisione netta fra lavoro del direttore e lavoro del regista. A Firenze, quando ero giovane, se la regia faceva acqua veniva incolpato come corresponsabile il direttore d’orchestra, che dal podio doveva dominare tutto. Oggi invece i direttori non tengono conto della regia”.

“Uno spirito da bottega rinascimentale in cui si cerca di costruire i segreti della costruire i segreti della costruzione musicale. Sono due settimane di studio, fino all’esecuzione in forma di concerto. La presentazione al pianoforte e tutte le prove di sala, di lettura e d’assieme sono aperte al pubblico.”

Riccardo Muti

Leggi tutta l’intervista di Valerio Cappelli a Riccardo Muti dal magazine Amadeus di luglio 2017:

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